In occasione della giornata dedicata alla disabilità è importante porre l’attenzione su dei fenomeni purtroppo ancora poco conosciuti quale la violenza che viene perpetrata su donne disabili e la disabilità indotta sulle donne che subiscono violenza.
Le donne che subiscono violenza fisica o sessuale sono l’11,3% della popolazione femminile numero che triplica, fino a raggiungere il 36,7%, se si prendono in considerazione solo le donne con una qualche forma di disabilità (dati ISTAT del 2014).
In particolare l’ISTAT aveva specificato che «ha subìto violenze fisiche o sessuali il 36% di chi è in cattive condizioni di salute e il 36,6% di chi ha limitazioni gravi. Il rischio di subire stupri o tentati stupri è doppio quindi nelle donne con problemi, il 10% contro il 4,7% delle donne senza problemi.
Da un’indagine pubblicata nel 2019 dalla Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap (FISH), sulla base di oltre 500 interviste a donne con disabilità, emerge che l’autore della violenza è nell’80 per cento dei casi una persona legata alla donna ovvero partner o altri familiari, operatori dei servizi, conoscenti.
Le donne disabili sono quindi da due a tre volte più esposte ad abusi sessuali durante l’infanzia da parte di adulti o coetanei. Dal 21 al 43% delle donne disabili adulte subiscono violenza sessuale; dal 58 al 75% subiscono violenza fisica e spesso le aggressioni fisiche sono più gravi e pericolose di quelle delle altre vittime (FISH 2019).
Se è poco conosciuto il fenomeno delle donne con disabilità che subiscono violenza ancora meno conosciuto e non marginale è quello delle donne divenute disabili proprio a causa delle violenze subite.
Gli unici dati che esistono sul fenomeno sono quelli pubblicati dall’organizzazione mondiale della sanità (OMS) nel 2013 (World Health Organization (WHO). 2013. Global and regional estimates of violence against women: prevalence and health effects of intimate partner violence and non-partner sexual violence) e nel report della Agenzia Europea per i diritti fondamentali del 2014 (European Union Agency for Fundamental Rights (FRA). 2014. Violence against women: an EU-wide survey. ISBN 978-92-9239-342-7. doi: 10.2811/62230).
In questi reports la violenza domestica viene considerata la prima causa di morte e disabilità per le donne nel mondo. Da questi dati si evince che il 42% delle donne che hanno subito violenza fisica o sessuale hanno riportato ferite o danni fisici, tra cui anche quelli che originano disabilità temporanee o permanenti quantificate nel report dell’OMS tra il 40 e il 72%. Difficile quantificare il fenomeno con maggiore precisione in quanto vi sono disabilità fisiche direttamente conseguenti alle aggressioni (paralisi, incontinenze, deficit sensoriali, ecc.), malattie organiche (tra cui quelle sessualmente trasmesse e a carico dell’apparato riproduttivo) e malattie psichiche (come la depressione).
Questi dati ci devono quindi mettere in allarme e far riflettere di come spesso vengano sottovalutati l’impatto psicologico e traumatico delle violenze sulle donne siano esse disabili o meno, aspetto scarsamente considerato sia nelle politiche inerenti la violenza contro le donne, sia nelle politiche relative alle persone con disabilità.
Nel suoRapporto sull’applicazione della Convenzione di Istanbul pubblicato in Italia a gennaio del 2020 il GREVIO, Gruppo di esperte sulla violenza contro le donne del Consiglio d’Europa, ha segnalato come persistano enormi difficoltà anche rispetto alla fuoriuscita dalla violenza:
- per le donne con disabilità è difficile riconoscere e denunciare la violenza subita;
- persiste il rischio di essere stigmatizzate e non credute a causa di una generale mancanza di comprensione della loro esposizione alla violenza;
- manca una formazione specifica degli operatori, in particolare nel sistema della giustizia, tra le forze dell’ordine e nei servizi sociali;
- mancano informazioni accessibili e materiale informativo adeguato sui diritti delle vittime e sui servizi di supporto disponibili.
Per invertire questa situazione, il GREVIO ha raccomandato al governo italiano di:
- sviluppare e migliorare l’accessibilità dei servizi di protezione e di sostegno per questi gruppi di donne, compresi i materiali informativi relativi;
- sostenere la ricerca e inserire indicatori specifici sulle discriminazioni multiple e intersezionali nella raccolta di dati relativi alla violenza contro le donne;
- quantificare il fenomeno delle donne divenute disabili a causa delle violenze subite assicurare l’effettiva applicazione dell’obbligo di dovuta diligenza (due diligence) per prevenire, indagare, punire e risarcire adeguatamente le vittime appartenenti a questi gruppi di donne;
- garantire che sia prestata particolare attenzione – da parte di tutte le istituzioni e servizi pubblici – alle esigenze delle donne vittime di violenza che sono o possono essere esposte anche a discriminazioni multiple o che sono rese vulnerabili da circostanze particolari, comprese, ma non solo, le donne e ragazze con disabilità.
Compito delle istituzioni è quello di mettere in atto le raccomandazioni del GREVIO ma compito di tutte le associazioni che si occupano della violenza di genere è quello di fare pressione perché vengano recepite nel più breve tempo possibile e attuate tutte quelle misure necessarie a far sì che questi fenomeni non possano più ripetersi.
