In Iran si è giunti al quarto mese di proteste diffuse seguite alla morte della 22enne Mahsa Amini, arrestata e picchiata a morte dalla «polizia morale», perché non indossava correttamente l’hijab. Mahsa Amini è morta il 16 settembre, dopo due giorni di coma.

Le proteste contro il governo della repubblica islamica, e il regime del leader supremo Ali Khamenei, sono divampate in tutto il paese, e hanno raggiunto un livello più che drammatico, sono in atto delle vaste e trasversali proteste contro il governo della Repubblica Islamica, migliaia di manifestanti scendono nelle piazze ogni giorno sfidando manganelli e pallottole.

Il 17 dicembre la giovane dottoressa iraniana di 36 anni, che curava i manifestanti rimasti feriti durante le proteste, scomparsa dal 12 dicembre, è stata ritrovata morta. Quando il corpo è stato restituito alla famiglia, aveva una mano fratturata, metà del viso schiacciato e l’occhio sinistro rimosso. Segni inequivocabili di torture mortali.

Aida Rostani è stata uccisa a Teheran dalle forze di sicurezza iraniane per aver fatto ciò che ogni medico del mondo si impegna a fare: salvare vite.

Ieri è stata arrestata l’attrice Taraneh Alidoosti, una delle rappresentanti più impegnate del mondo della cultura e dello spettacolo iraniano, ha lavorato con alcuni dei maggiori registi iraniani: nel 2016, è stata co-protagonista del film premio Oscar ‘Il cliente’ (2016) di Asghar Farhadi, che l’ha diretta in altri film drammatici.

Un mese fa aveva dichiarato di essere pronta a “pagare qualsiasi prezzo” pur di restare nel proprio Paese e a dare sostegno alle proteste in corso. E alla fine, anche a Taraneh Alidoosti è toccato il destino di essere arrestata nella sua abitazione a Teheran dopo una perquisizione effettuata dalle forze di sicurezza, a lei come ormai a diverse personalità pubbliche iraniane.

Secondo Bbc in farsi e Radio Farda, non è noto dove sia stata portata. L’agenzia Tasnim ha riferito che è stata arrestata per aver “pubblicato contenuti falsi e distorti e incitato al caos”.

Alidoosti è stata imprigionata una settimana dopo aver fatto un post su Instagram in cui esprimeva solidarietà con il primo uomo condannato a morte accusato di aver partecipato alle manifestazioni di protesta che stanno scuotendo tutto il Paese.

Dopo poche ore dalla notizia del suo arresto il profilo Instagram dell’attrice, che contava 8 milioni di follower, è risultato inaccessibile. L’attrice aveva denunciato fin da subito il caso di Mahsa Amini, che ha fatto scattare il vasto movimento di protesta tre mesi fa: è del 16 settembre, primo giorno di manifestazioni, il post con cui riporta la morte della ragazza di origine curda, finita in coma mentre era in custodia della polizia morale e morta tre giorni dopo il suo arresto per non aver indossato correttamente il velo.

In Iran diritti e libertà sono negati, i sindacati indipendenti sono repressi sul nascere e i sindacalisti arrestati e torturati come pure molti giornalisti indipendenti. Gli studenti che chiedono l’appoggio degli insegnanti, sono arrestati e incarcerati.

Le morti che stanno avvenendo in Iran funzionano da detonatore, e donne e uomini, a partire dagli studenti universitari, si riversano per le strade contro gli abusi di un regime che opprime le donne, viola i diritti umani e civili, le libertà di espressione e sindacale, ed è incapace di affrontare la forte crisi economica in cui versa il Paese, con disoccupazione e povertà ai massimi livelli.

Rischiano la prigione, la tortura, la vita, eppure sono migliaia per le vie di molte città. Gli episodi violenti non si contano, molte e molti spariscono inghiottite/i dalla sanguinaria repressione del regime, per essere in alcuni casi riconosciute/i solo in obitorio.

“Ogni organizzazione internazionale che assiste a questo spargimento di sangue senza agire, è una vergogna per l’umanità”, èquesta è la frase pubblicata dall’attrice Taraneh Alidoosti sul proprio profilo Instagram che ha scatenato la repressione ed il suo immediato arresto.

E’ una frase che tutti noi condividiamo perchè una tempesta di dolore e di sdegno si sta abbattendo nella Repubblica islamica dove l’umanità ogni giorno muore, perpetrando il crimine più orribile: la soppressione feroce della libertà.