Quarantacinque anni fa, il 9 maggio 1978, veniva brutalmente ucciso Peppino Impastato, un giovane che aveva la mafia in casa ma che non esitò a prenderne le distanze con le armi più potenti che si possono usare per annullare il potere e l’arroganza dei boss ovvero la cultura e l’ironia dissacrante.
Nella stessa giornata è stata però fatta un’altra vittima, sua madre perché per una donna l’uccisione del proprio figlio è uno degli atti peggiori di violenza a cui può essere sottoposta soprattutto perché la mafia ha tentato di camuffare la sua morte come conseguenza di un atto terroristico che lui stesso stava compiendo.
Un’altra donna sarebbe stata annientata dal dolore ma Felicia ha lottato con tutte le sue forze e contro tutto e tutti per far venire a galla la verità. Solo dopo 22 anni al processo contro Badalamenti, che lei e il fratello di Peppino si sono ostinati a volere, ha finalmente potuto pubblicamente accusare il capomafia di essere il mandante della morte di suo figlio e finalmente vederlo condannare. Lei che ha sempre chiesto giustizia e non vendetta in quell’occasione le sue parole furono: “Mi sento invece come il mare, quando, dopo u malutempu, torna il sereno. Ora posso morire tranquilla”
In questa triste ricorrenza il nostro pensiero, come Donne fuori dal silenzio, va ovviamente a Peppino ma vogliamo stringere in un abbraccio virtuale Felicia e con lei tutte le Felicia sconosciute che la mafia ha violentato privandole degli affetti più cari.
