La violenza di genere è stata tristemente protagonista dei fatti di cronaca di tutto l’anno: decine e decine sono stati i partner o gli ex che hanno ucciso per desiderio di possesso o incapacità di accettare una separazione.

Accoltellate, uccise a colpi di pistola, date alle fiamme: 118 le donne uccise dall’inizio dell’anno.

Certo, non possiamo pensare che un’inversione di tendenza possa esserci in tempi brevi, ma dobbiamo interrogarci se dopo tante riflessioni, analisi e impegni, siamo sulla strada giusta.

La violenza di genere è una questione che richiede una forte sensibilizzazione e prevenzione, in particolare una crescita culturale. Una conoscenza capillare del fenomeno per affrontare e contrastare questa continua e purtroppo giornaliera piaga sociale.

Non ci sono scorciatoie né ricette miracolose: la violenza sulle donne, questa terribile escalation cui stiamo assistendo e che ha avuto l’ennesimo drammatico epilogo nella storia di Giulia Cecchettin, si combatte solo lavorando insieme, facendo rete eagendo soprattutto sul piano culturale, l’unico che può innescare il vero cambiamento, partendo dunque dalle famiglie, dalla scuola, dalle giovani generazioni. In linea con gli obiettivi e gli strumenti del Piano regionale contro la violenza di genere, in un quadro di sempre maggiore integrazione con il territorio.

 il fenomeno è complesso, un problema drammatico, purtroppo ancora sommerso, che ha le sue origini nella disparità di potere tra genere maschile e genere femminile, nel bisogno di possesso e controllo dell’uomo sulla donna, nell’incapacità dell’uomo di accettare la fine della relazione, il desiderio di libertà della donna.

Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità la violenza di genere è un problema di salute pubblica che incide gravemente sul benessere fisico e psicologico di chi ne è vittima. Costituisce, pertanto, un problema globale. La violenza domestica rimane la forma più diffusa e la meno denunciata, colpisce donne di tutte le società, classe sociale, comprese professioniste e donne in carriera. Si presenta come una combinazione di violenza fisica, psicologica, sessuale ed economica attraverso episodi che si ripetono e si aggravano nel tempo.

Per farlo serve una strategia a lungo termine, che miri a un cambiamento profondo. Con interventi formativi sul lavoro, negli spazi pubblici e soprattutto rivolti all’educazione nelle scuole. Per insegnare a bambini e ragazzi un approccio sano e rispettoso alle relazioni affettive e sessuali. E gli strumenti per proteggere sé stessi e gli altri.