Confermata la sentenza di primo grado per aver ucciso la fidanzata Giulia Tramontano con 37 cortellate il 27 maggio 2023.

Ancora quindi ergastolo per Impagnatiello ma cade l’aggravante della premeditazione restando invece l’altra aggravante: la crudeltà contro la fidanzata, incinta di sette mesi, uccisa con 37 coltellate la sera del 27 maggio 2023, ne ha incendiato il cadavere con alcol e benzina e per 96 ore lo ha spostato tra il box, la cantina e l’auto prima di abbandonarla in un’intercapedine nel piccolo comune milanese.

“La chiamano legge, ma si legge disgusto” – ha scritto la sorella Chiara Tramontano sui social – “l’ha avvelenata per sei, mesi e poi l’ha uccisa. Quindi per lo stato, supremo legislatore, non è premeditazione.?”

Sulla richiesta di concessione delle attenuanti generiche chieste dalla difesa di Impagnatiello la sostituta pg Gualtieri si è opposta: “Non c’è resipiscenza. Ha mentito sempre, ha sviato le indagini, ha ucciso con fredda premeditazione una donna che portava in grembo suo figlio”.

La famiglia Tramontano e l’opinione pubblica sono contro la sentenza esprimendo un dolore rinnovato. Il padre Franco ha scritto: “Vivrai in eterno nei cuori di chi ti ha sinceramente amata”

Due femminicidi, due storie drammatiche accomunate dal nome della vittima. Sono quelle di Giulia Tramontano,al settimo mese di gravidanza, uccisa lo scorso 27 maggio con 37 coltellate dal fidanzato Alessandro Impagnatiello, reo confesso, nell’appartamento in cui la coppia viveva a Senago, hinterland milanese. E quella di Giulia Cecchettin, la studentessa 22enne di Vigonovo, in provincia di Venezia, uccisa dall’ex fidanzato Filippo Turetta.

“L’omicidio di Giulia Cecchettin se possibile è stato ancora più violento – dichiara l’avvocato Giovanni Cacciapuoti, il legale della famiglia Tramontano -. Questo genere di notizie, intollerabili e insostenibili per i cittadini comuni, stanno diventando veramente un peso anche per noi che siamo ‘tecnici’ e dovremmo avere il callo”.

L’avvocato in questi giorni si è sentito telefonicamente con il legale della famiglia Cecchettin, Stefano Tigani, dell’associazione Penelope, la stessa che a maggio scorso era scesa in campo, con appelli e volantini per ritrovare la 29enne.